II Edizione

Miglior contributo categoria "Singolo"

Più in aria che con i piedi per terra!

Pubblicato il 8 aprile 2010 da cini

Silvia Cini, VD Liceo Scientifico G. Carducci, Piombino

Contributo categoria “Singolo”

Così  ho iniziato a vivere in palestra, più in aria che con i piedi per terra.

Cominci dai primi allenamenti, dalle prime fatiche, dalle prime istruttrici, quelle meno esigenti, per poi passare ad un livello sempre più alto, quello agonistico dove pretendono molto di più e la fatica aumenta, ma anche i risultati. Che cosa è per me la ginnastica? Un luogo di ritrovo, dove puoi sfogarti, mettere in risalto le tue qualità, dimostrare a tutti le tue capacità, faticare ed essere felice di faticare per poi ottenere dei risultati. Si inizia a gareggiare con “la squadra” , dove conta il risultato collettivo per vincere, ed è bellissimo perché le ginnaste si sostengono a vicenda e si fanno coraggio, tutte. Ed ecco che passata ormai l’età , si passa alle gare individuali.

E mi ritrovo a 12 metri da una pedana, in piedi, impaziente che il giudice chiami il mio nome. In quel momento la concentrazione  è massima e  riesco a distinguere ogni senso, perché nella quotidianità non ci rendiamo conto che mentre vediamo un oggetto, anche senza toccarlo, intuiamo le qualità costitutive di quell’ oggetto, se è liscio, ruvido, caldo o freddo, e allo stesso tempo se in quel preciso istante passa qualcosa che fa rumore, non facciamo caso che il nostro udito lo ha percepito, perché abbiamo l’attenzione sull’oggetto in questione, e che siamo in piedi o a sedere, i nostri piedi non fanno caso alla durezza del pavimento o alla temperatura di questo,e se qualcuno sta cucinando in quel momento,il nostro olfatto lo percepisce ma non ci fa troppo caso, perché è abitudine, è normale che non ci facciamo caso, è la nostra composizione, abbiamo sei sensi e non li distinguiamo l’uno dall’altro. Ma quando sono in quella situazione tutto si fa chiaro: sento gli applausi del pubblico che sta elogiando probabilmente un’altra ginnasta che ha finito il suo esercizio, e che in quel momento mi disturbano, perché ho bisogno di concentrazione, sento il pavimento scivoloso, perché sono scalza e sto sudando, sento il caldo che pervade il palazzetto, la polvere che si solleva e fa starnutire chi è allergico, sento il rumore della trave sulla quale una ginnasta sta eseguendo il suo esercizio, è un rumore cingolante, di lamento, ogni muscolo deve essere teso quando siamo sulla trave, dai capelli alle punte dei piedi, c’è bisogno di concentrazione e di un equilibrio assoluto, non ci possiamo permettere di cadere, perché se cadiamo perdiamo mezzo punto. Sulla trave dobbiamo fare acrobazie, salti, capriole, spaccate e pose anche su un piede solo e allo stesso tempo, dimostrare grazia,espressività, sicurezza,eleganza,e soprattutto non bisogna farsi vedere impaurite o tremanti. È l’attrezzo che mi intimorisce di più, e che mi causa le maggiori ansie e preoccupazioni. Quando finisco l’esercizio sulla trave ho una fortissima sensazione di sollievo, il peggio è passato, rivolgo lo sguardo alle giudici e il saluto, con un enorme sorriso, e non perchè devo dimostrarmi sicura di me, ma perché per quella mattina non devo più mettere piede sulla trave e perché ho finito l’esibizione senza cadere. Così passo al secondo attrezzo, sul quale do sfogo a tutte le tensioni che mi trattenevano sulla trave, il corpo libero, il mio cavallo di battaglia. Parte la musica, e con lei anche io, in quel momento do il meglio di me, sono dinamica, elegante, leggera come una piuma, non sento la fatica, non sento il peso, faccio dei salti incredibili senza il minimo sforzo, sono espressiva, sono un tutt’uno con la musica, con il lungo tappeto su cui sto ballando, con le sedie, con il pubblico, con le gradinate, con tutto il palazzetto, tutto diventa parte di me, come se non ci fosse più un esterno che mi sta guardando o giudicando, sono io che ballo per me, ed è bellissimo. Sono elettricità. Ma dura sempre troppo poco, intorno ai 3 minuti, vorrei poter ballare di più. Posa finale e fine della musica, grosso sospiro, inizio a sentire la fatica delle rovesciate, delle corse, delle spaccate e dei salti, è una sensazione splendida. Sono felice, sento il profumo del mio fedele tappeto che sta sorreggendo il mio peso, prima non la sentivo, ma ballando e saltando su quel tappeto ho sollevato la polvere, e ora mi fa starnutire e sorridere. Quella polvere che rimane addosso quando finisci un esercizio,ti invade indumenti e capelli quando sfiori un attrezzo, quella polvere che respiri sempre e riesce sempre a sorprenderti, conosce ogni centimetro della mia pelle. Mi alzo, saluto i nuovi giudici e torno a sedere accanto alle mie istruttrici che mi hanno accompagnata, è sempre bello ricevere complimenti per una cosa fatta bene, per una cosa che sai fare te e non tutti sanno fare, e se la sanno fare, non sapranno mai farla come te. Così aspetto che tutte le ginnaste che devono esibirsi dopo di me finiscano.

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Ed ecco, sono qui, a 12 metri da quella pedana che aspetto che le giudici del volteggio chiamino il mio nome, devo essere grintosa, e ogni minima parola, ogni minimo rumore mi da noia, perché sono alla fine, devo sfidare quel  tappeto alto 80 cm e devo vincerlo,non posso permettermi di distrarmi. Le mie compagne fanno il tifo per me, anche se nelle gare individuali siamo tutte contro tutte, ma non importa, è sempre bello che vinca almeno una ginnasta della nostra società. La facoltà della percezione si fa sempre meno distinta finalmente, i sensi che inizialmente riuscivano a farmi distinguere ogni forma e intuizione, stanno ricompattandosi, ma non solo, tutto si allontana e si fa unico,gli applausi delle famiglie con la musica,con il tifo delle compagne e con il rumore degli attrezzi colpiti dai nostri splendidi movimenti. Sento solo un eco lontano che si fa sempre più silenzioso,ora ci sono solo io, i giudici, e il volteggio. Ed ecco. “Silvia Cini”. Grosso sospiro e inizio a correre, più veloce che posso, batto a piedi uniti sulla pedana che precede il tappeto, è più elastica di quella che uso durante gli allenamenti, meglio così, mi permette di saltare più in alto, cosi appoggio le mani,il primo volo è fatto, sono in verticale, ora mi ribalto, secondo volo,supino, atterro, tesissima. Ecco che la polvere mi accarezza di nuovo e sono più felice di quando finisco l’esercizio sulla trave e di quando ballo, ho finito. Mi alzo da sdraiata senza l’aiuto delle mani, saluto ai giudici, scendo dal tappeto e corro, corro, corro di nuovo verso le mie istruttrici e le mie compagne, che mi abbracciano. È bello ora sentire tutti quegli applausi, e me li prendo. Non importa se vinco o no, per me è già una vittoria gareggiare e poter partecipare.

Ci sono i vincenti che sanno di essere vincenti. Poi ci sono i perdenti che sanno di essere perdenti. Poi ci sono quelli che non sono vincenti e non sanno di esserlo. Poi ci sono anche quelli che sono vincenti a prescindere dal risultato : sono quelli giusti per me, non mollano mai e sono la vera anima della squadra.

Così  sono ritornata a vivere in palestra, nella mia, della mia città, più in aria che con i piedi per terra!.

“Se dovesse capitarvi di vedere un corpo muoversi con grazia femminile, alterando movimenti di danza ad altri di velocità e di potenza, e se facilmente potreste comprendere come quel corpo riesca ad esaltare le sue capacità di coordinazione, di equilibrio, acrobatiche ed espressive, sfidando la forza di gravità in modo così evidente che in alcuni momenti vi potrebbe sembrare che stia per spiccare il volo, che da sempre è stato una delle maggiori ambizioni umane, e non riuscite a capire come possa fare quel corpo, spesso cos’ giovane e esile, ad eseguire tutte quelle fantastiche evoluzioni, non crediate di essere immersi in un sogno, tutto ciò che vedete è realtà : state guardando la ginnastica artistica.”

Miglior contributo categoria "Gruppi"
ex equo:

La vita come sport: lo sport come vita

Pubblicato il 10 aprile 2010 da bernini

Giulia Bernini, Sara Faustini, Caterina Talini, Valentina Frascatore, 4HS Liceo Scientifico N. Copernico, Prato

Contributo categoria “Gruppi”

Canzone Rap…Celetopka….mi piace giocare a pallone

Pubblicato il 9 aprile 2010 da saiti

Emra Saiti, Centro Formazione Professionale, Firenze
Aidino Kamberi, Istituto “Madonnina del Grappa”, Firenze

Contributo categoria “Gruppi”

DJ Sao e Mr Aidin

Miglior contributo categoria "Classe"

Un team in gioco

Pubblicato il 31 marzo 2010 da toninelli

IVA Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato (IPSIA), Follonica

Contributo categoria “Classe”

 

Questo video è stato realizzato dalla IV A dell’IPSIA di Follonica. Il Team Leader della classe è Luca Toninelli. L’insegnante referente è la prof.ssa Maria Cristina Scollo Abeti.